POESIE DI NATALE

NATALE

La pecorina di gesso
sulla collina in cartone
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.

Splende come acquamarina il lago,
freddo e un po' tetro

chiuso fra la borraccina verde
illusione di vetro.

Guido Gozzano

 

         NATALE

   Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una cosa
posata in un angolo
e dimenticata

Qui
non si sente altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole di fumo
del focolare.

 Giuseppe Ungaretti

 

 

 

 

          
 

 

 

                                                           

 LA NOTTE SANTA 

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!

Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja! 

Guido Gozzano

 

 

IL VECCHIO NATALE

Mentre la neve fa, sopra la siepe,
un bel merletto e la campana suona,
Natale bussa a tutti gli usci e dona
ad ogni bimbo un piccolo presepe.

Ed alle buone mamme reca i forti
virgulti che orneran furtivamente
d'ogni piccola cosa rilucente:
ninnoli, nastri, sfere, ceri attorti...

A tutti il vecchio dalla barba bianca
porta qualcosa, qualche bella cosa.
e cammina e cammina senza posa
e cammina e cammina e non si stanca.

E, dopo avere tanto camminato
nel giorno bianco e nella notte azzurra,
conta le dodici ore che sussurra
la mezzanotte e dice al mondo:
È nato!

Marino Moretti

IL PELLEROSSA NEL PRESEPE

Il pellerossa con le piume in testa
e con l'ascia di guerra in pugno stretta,
com'e' finito tra le statuine del presepe,
pastori e pecorine, e l'asinello,
e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
 

Gianni Rodari

                    

 

 

 

          

 

                                                      

                   

 

 

 

 

                                                                                                          

  

                                       

                                                                                                

 

                   

                   

              

 

NATALE

E l'infanzia e il paese abbandonato,
di tra le dense nebbie dolcemente
scampanante, e il presepe tappezzato
di borracina e ghiaia rilucente;

le pastorali che soavemente
l'armonium diffondeva estasiato;
tutti, tutti mi tornano alla mente,
i ricordi del tempo trapassato,

mentre al suon delle mistiche campane
esultanti nell'alba liliale,
m'inondano dolcezze sovrumane,

e al lieve vento, sopra il davanzale,
ne le fini e giallastre porcellane,
si sfogliano le rose di Natale.

Corrado Govoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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